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Ma è alla fine dell’epoca Ming e poi con la successiva dinastia Qing che l’evoluzione della porcellana subì un’accelerazione. Soprattutto nel XVIII secolo un lungo periodo di pace e di relativa stabilità in Cina favorì lo sviluppo delle arti ed in particolare quello della porcellana. Il successo in Europa di quella giapponese a decoro Imari, blu, rosso ed oro, spinse la Cina ad imitarla. Contemporaneamente si svilupparono i monocromi, da soli o in combinazione con riserve a smalti policromi, e nacquero le cosiddette famiglie.
Famiglia verde, famiglia rosa, famiglia nera e famiglia gialla erano le denominazioni usate in occidente per identificarle, a seconda dei particolari colori e decori impiegati. Le forme diventavano sempre più differenziate, dalle figurine alle grandi garnitures, anche se in Europa la richiesta maggiore era riservata ai servizi da tavola. Il collezionismo impazzava sotto Luigi XIV e le più importanti famiglie europee facevano a gara per chi possedesse le porcellane più belle. La concorrenza della Cina, prima della diffusione delle manifatture europee, era così forte che come scriveva Michel Beurdeley nel libro Porcelain de la Companie des Indes i vasai di maiolica erano spinti a “…sollecitare ripetutamente la fine di tale importazione”.
Si ordinavano decori armorial, con gli stemmi delle famiglie, e le compagnie delle indie orientali dei diversi paesi fornivano disegni, stampe e modelli degli oggetti da realizzare, diversi a seconda della destinazione. I gesuiti, presenti da tempo in Cina, proponevano la rappresentazione di scene tratte dal Nuovo Testamento. A loro volta i cinesi portavano in occidente le immagini e i simboli della loro cultura. La moda per la Cina raggiunse gli Stati Uniti, la Russia e il Brasile.
Nel frattempo in Europa, dall’inizio del settecento in poi, si erano sviluppate delle manifatture autonome mentre in Cina si continuavano a creare forme e decori più legati alla loro sensibilità. La porcellana aveva ormai conquistato il mondo.
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