Tibet nella storia

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La storica regione influenzata dalle due grandi culture indiana e cinese, seppe elaborare con libertà elementi dell’una e dell’altra.

I grandi stili dell’arte tibetana si svilupparono, dai secc. XI-XII, dalla scuola di Guge nelle regioni occidentale a quelle formatesi nei grandi complessi monastici del Tibet centrale e più tardi (dal sec. XV) del Tibet orientale.

L’esperienza architettonica è essenzialmente di carattere religioso: monasteri e templi entro poderose opere di fortificazione, di cui il Potala a Lhasa è uno degli esempi più conosciuti. Oltre a questi, vari tipi di stupa – mc’od-rten (monumenti buddhisti con la funzione principale di conservare reliquie ) ispirati al modello indiano.

Altri monumenti architettonici edificati dai secc. X-XI ai secc. XVII-XVIII, che documentano decorazioni scultoree o pittoriche (affreschi o pitture mobili nel caratteristico tipo di stendardo dipinto, tankha) di vari periodi, sono ad esempio nel Tibet occidentale quelli di Alchi, Lhalung, Tabo, Nako, Tiak, Tholing, Tsparang. Nel Tibet centrale, invece, Samada, Gyantse, Iwang, Sakya, Gyang; nelle province orientali, Kham e Amdo.

Di eccezionale livello artistico è la ricca tradizione degli oggetti di culto.

Da un punto di vista terreno gli oggetti rituali sono gli strumenti con cui si compiono i riti della fede. In Tibet le lampade a burro, gli incensieri, le coppe votive, i vasi per l’acqua, le trombe ed i cimbali sono caratteristiche comuni a molte cerimonie.

A volte questi oggetti stanno a simboleggiare le forze che s’incontrano nelle varie fasi dell’esperienza mistica.  Allo stesso tempo questi oggetti possono servire come promemoria dei principi della teologia buddhista. Lo scopo essenziale del cerimoniale religioso è quello di evocare una divinità per avere con lei un rapporto di comunicazione e per poterla venerare. L’uomo non può incontrarsi con la divinità nella condizione terrena cui è abituato; egli deve innalzarsi ad un livello spirituale.

La purificazione gioca un ruolo dominante specialmente nelle fasi iniziali della cerimonia così da poter garantire una condizione propizia in cui accogliere la divinità. I rituali procedono in modo progressivo e ascendente, ed ognuna di queste fasi serve ad assicurare all’individuo la giusta preparazione fisica, mentale e spirituale per procedere al livello successivo.

Altri oggetti tipici della tradizione religiosa e culturale tibetana sono i Gau o Gao buddisti: amuleti a ciondolo di varie dimensioni, da quelle da portare al collo per contenere piccoli oggetti preziosi, a quelle atte a contenere addirittura una statua. Di solito fatti di argento grezzo, a volte misto a nichel e rame, hanno lo scopo originale di contenere piccoli rotoli di preghiera con trascritti i Mantra, fotografie del Dalai Lama o rappresentazioni sacre.

Non abbiamo una data certa dell’invenzione di questo bellissimo articolo tibetano, crediamo sia “da sempre” sia nella loro tradizione e cultura nepalese. Possiamo però dire che, quando la Cina occupò il Tibet (circa 1957), rese illegale questo ciondolo (come del resto anche tutte le immagini sacre i riferimenti a HH Dalai Lama), così vennero sequestrati dalle autorità cinesi.

Fortunatamente i tibetani conservano tutt’oggi gli oggetti sacri antichi che si trovavano al loro interno, consegnando l’involucro vuoto.